Io ascolto tanto. Davvero, so di essere un buon ascoltatore!” Non metto in dubbio la tua buona fede, caro lettore. E’ che devo dirtelo: ascoltare per davvero, è veramente difficile. Ascoltare implica dedicarsi totalmente all’altro. Totalmente. Ascoltare è impegnativo, non è per nulla un’attività passiva.
Ciò che vedi alla tua sinistra è l’ideogramma cinese di ascoltare; come puoi notare è composto da 5 elementi: ° Orecchie per ascoltare ° Occhi per vedere; ° Una linea per designare l’attenzione unitaria, la focalizzazione sull’altro; ° Cuore per SENTIRE l’altro; ° Mente per pensare, elaborare, restituire un pensiero all’altro.
Il vero ascolto non presuppone solo le orecchie ma anche il cuore, gli occhi, l’anima, noi stessi, per accogliere l’altro nelle sue parole e in tutti i suoi segnali non detti: emozioni, omissioni, comportamenti, stati d’animo. Ascoltare è connettersi con la straordinarietà di cui l’altro è portatore.  Siamo persone, non semplici parole, soprattutto alla luce del fatto che più del 90% della nostra comunicazione viaggia su binari incosci e non verbali: non cogliere questi, non connettersi con l’interezza della persona, è simbolo di ascolto superficiale… e di trascuratezza della relazione.

La gente non ascolta, aspetta solo il suo turno per parlare.

C. Palahniuk

Il focus di ogni conversazione dovrebbe essere l’altro: per meglio comprenderlo e con lui costurire, volta dopo volta, la relazione reciproca; invece troppo spesso siamo focalizzati su ciò che vorremmo dire e su ciò che abbiamo appena detto.
In questo modo chi stiamo ascoltando? Noi stessi: le nostre vocine interne. Vocine che si preoccupano del giudizio dell’altro e che, quindi, hanno bisogno di prepare la prossima risposta da dare. Vocine che stanno ancora pensando all’ultima risposta che hanno dato, provando a capire se effettivamente si è comunicato la cosa giusta. Vocine che, invece, stanno giudicando l’altro. Vocine che ci distraggono quasi totalmente dal focus della conversazione. Vocine che ci portano in un mondo parallelo, in tutt’altro film, del quale noi stessi ne siamo gli attori protagonisti.
Pensaci, e sii sincero. Mentre l’altro parla, quante volte stai andando alla caccia di particolari che confermano tuoi preconcetti?!  Osservati. Osserva che direzione prendono le tue vocine mentre l’altro parla. A cosa pensi? Cosa stai giudicando dell’altro? A cosa stai prestando veramente attenzione? Osservati. Resterai shockato, scandalizzato, irritato. Eppure è così, amico mio. Ascoltare è un’attività impegnativa, perché comincia dal mettere a tacere noi stessi. E non sto dicendo semplicemente di fare silenzio; questo è facile. Mettere a tacere se stessi significa silenziare le proprie vocine interne. E questo è molto, ma molto più difficile. Perché siamo molto legati a ciò che pensiamo sull’altro; siamo legati alle nostre idee e convinzioni. La conosci quella storia…

“Heny come sei cambiato! Eri tanto alto, e adesso sei così basso! Eri così robusto, e ora sei magrissimo! Eri tanto biondo, e ora sei castano. Cosa ti è successo Henry?” Ed Henry risponde: “Non sono Henry, sono John” “Oh, hai anche cambiato nome!

Ascoltare è la cosa più difficile al mondo. Siamo legati alle nostre convizioni, e facciamo davvero fatica ad approcciarci all’altro con una sana apertura e intenzione di accogliere, da zero, ciò che l’altro ci dice. Non siamo pronti a vedere crollare le nostre convinzioni. Eppure, questa sarebbe la vera rinascita dei rapporti interpersonali. Bada bene, amico, con questo articolo non voglio invitarti all’ingenuità ma all’apertura sincera verso l’altro. Aprirsi all’altro, per comprendere quali nuove possibilità relazionali possono aprirsi. Valutare, rivalutare, mettere sempre in discussione i propri pre-giudizi sull’altro. Aprirsi. Ci proviamo da subito?